Otranto

Bianchissima e affacciata su un mare calmo e celeste, Otranto, oltreché abbracciata da alte mura che per i secoli hanno difeso dai nemici Turchi quell’intreccio di vicoli che si dipanano dal castello e solcano il centro storico. 

Otranto, la città dei Martiri, è la città più a ad est dello stivale, un gioiello della Penisola Salentina, un ponte fra Occidente ed Oriente, un territorio pieno di spiagge caraibiche, un luogo ricco di storia, arte, cultura.

Otranto è poesia sempre. Lo è in inverno quando è silenziosa e calma, quando in una passeggiata in solitaria si sentono riecheggiare i propri passi. Lo è in estate quando vede moltiplicata la sua popolazione grazie ai turisti di tutto il mondo che la visitano perché è una delle mete predilette per il turismo balneare.

Nell’antichità era chiamata Hydruntum, per via del fiume Idro che l’attraversava; poi fu per 1000 anni il principale porto italiano verso Oriente. 

Drammatico fu per Otranto il XV secolo, periodo sanguinoso e difficile, che la vide oggetto di invidie da parte delle località vicine e vittima delle scorribande dei Turchi, che in combutta con Venezia contro il Regno di Napoli attaccarono la città nel 1480, uccidendo 800 fedeli Idruntini che si erano rifiutati di convertirsi all’Islam, anche dopo essere stati minacciati di morte e che furono poi giustiziati sulla vicina collina di Minerva, un posto tranquillo e misterioso, sul quale sorge la Chiesa dei Martiri. 

👁 COSA VEDERE A OTRANTO

Castello Aragonese

Il Castello, nella sua configurazione iniziale, di fine ‘400, si presentava a forma di quadrilatero (trapezio rettangolo) , con ai vertici quattro Rondelle (torri circolari), con quella rivolta verso il mare in posizione più sporgente.

La configurazione che oggi osserviamo è frutto di costanti modificazioni, che interessarono la fortezza per tutto il ‘500, imposte dalla continua evoluzione e perfezionamento delle armi da fuoco.

E’ delimitato su tutti i lati da un profondo fossato che viene superato all’ingresso con un ponte, oggi con arco in pietra e calpestio in legno, probabilmente in origine di tipo levatoio.

Un corridoio stretto immette direttamente nell’atrio del piano terra. Attraversandolo si nota l’ispessimento della facciata realizzato agli inizi del ‘500.

Tutti gli ambienti del piano, sviluppati a ridosso delle cortine esterne, a pianta rettangolare o quadrata, si affacciano sul cortile interno e sono coperti da sistemi a volta.
All’esterno del quadrilatero originario si sviluppano due ambienti, certamente tra i più rappresentativi dell’intera struttura: le sale triangolare e rettangolare.

La sala triangolare fu generata dagli ampliamenti di metà ‘500, quando fu aggiunto all’esterno il bastione tra le due Rondelle. Particolarmente suggestiva è la copertura a volta di questa sala definita dall’intersezione di tre unghie di padiglione in pietra carparo che seguono la particolare forma in pianta del locale.
La Cappella al piano terra si presenta parzialmente affrescata e contiene al suo interno varie cornici ed epigrafi, tra le quali quelle della tomba di Donna Teresa De Azevedo, morta il 23 febbraio del 1707, alla quale il marito, Don Francesco de la Serna e Molina, castellano dell’epoca, dedicò una tenerissima epigrafe in cui la indica quale “esempio di pudicizia, dea di bellezza, modello di onestà, prole di eroi spagnoli” .
Al di sotto del piano terra si sviluppa un intrigo di cunicoli, gallerie e piccoli ambienti, che definisce il sistema dei “sotterranei” . Si tratta di ambienti di grande valore storico, molto suggestivi, rimasti immodificati sin dalla loro costruzione, risalente al primo impianto di fine ‘400. Solo alcuni percorsi hanno subito, con il perfezionamento delle armi da fuoco, nel ‘500, piccole trasformazioni e ampliamenti.

I sotterranei sono il luogo in cui diventa più facile leggere le differenti fasi che hanno caratterizzato la costruzione del Castello: il primo impianto di fine ‘400, le fodere e i rinforzi delle cortine e di alcune rondelle di inizio ‘500, l’aggiunta del bastione triangolare di metà ‘500 e, infine, la realizzazione del puntone verso mare di fine ‘500.
Attraverso una scala in pietra coperta e una scala esterna, sempre in pietra, si può raggiungere il ballatoio del primo piano, che garantisce l’ingresso ad una serie di ambienti che ricalcano in grandi linee posizione e impostazione del piano terra.

Da questo livello si accede, però, all’interno delle tre rondelle ancora oggi presenti agli spigoli.
Nel cuore delle rondelle, protette da una spessa cortina esterna, sono presenti ambienti a pianta circolare, coperti da cupole emisferiche in pietra carparo, in cui erano collocate bombarde e cannoni orientati verso bocche di fuoco comunicanti con l’esterno.
Sulle coperture sono presenti i percorsi di ronda, protetti da muri molto spessi con feritoie per la disposizione di cannoniere.
Sia sulle cortine esterne che all’interno dell’atrio sono presenti alcuni stemmi araldici di sovrani e nobili, protagonisti della storia del Castello.

Particolarmente interessante quello posto sul portone d’ingresso con lo stemma scolpito dell’Imperatore Carlo V.
La fortezza è la location del primo romanzo gotico della storia: Il castello di Otranto, di Horace Walpole (1764).
Molto suggestiva la visita ai Sotterranei del Castello e soprattutto durante l’estate, i suoi ambienti ospitano esposizioni e mostre temporanee di alto livello. Al piano terra, stanze dedicate all’Abbazia di San Nicola di Casole, Horace Walpole, ecc, e al mezzanino del primo piano, “La stanza dell’immaginario letterario otrantino”.

SITO INTERNET: WWW.CASTELLODIOTRANTO.IT EMAIL: CASTELLOARAGONESEOTRANTO@GMAIL.COM CELL.0836210094

È previsto un ticket d’ingresso

Ex Chiesa dell’Immacolata

Nell’attraversarla per scendere al porto, non ci si rende conto che in passato, queste rovine, erano una chiesa.

La Ex Chiesa dell’Immacolata fu costruita nel secolo XVIII a chiusura della Porta di Mare, negli altari visibili, presentano nelle decorazioni scultoree degli influssi barocchi, a sinistra si vede l’altare della B.M.V. del Carmelo (o del Carmine); vicino alla porta d’ingresso, l’altare di S. Luigi (“de patronatu” della famiglia Gualtieri). A seguito delle infiltrazioni di acqua più volte ha subito crolli e rifacimenti, l’ultimo nel 1990 durante i lavori di scavo del castello. Da questa Porta nel 1480 uscirono i prigionieri per andare incontro al martirio.

Torre Matta

La torre è collocata nella parte di bastione verso mare presente sul lato sud della cortina e prospiciente il porto. Anche la cortina muraria esterna della struttura è stata oggetto in tempi recenti di lavori di restauro e recupero.

A seguito della guerra del 1480 l’intera cortina muraria medievale di Otranto fu devastata e rasa al suolo. Dopo la liberazione della città, nel 1481, fu avviato un grande cantiere di ricostruzione della cinta muraria. 

Otranto vive, nella sua cinta muraria, questa evoluzione tecnica importante, tant’è che nei primi anni del 1500 le originarie rondelle sul lato mare vengono tutte rivestite con cortine murarie idonee a farne puntoni. In particolare, proprio la Torre Matta cilindrica della prima fase fu inglobata all’interno di un bastione quadrangolare nel ‘500, al fine di migliorare l’efficienza balistica dell’intero sistema difensivo.

Dal vano superiore si accede direttamente ad un ambiente a tutt’altezza, che rappresenta la chiusura della cortina muraria attorno alla torre cilindrica originaria. Della torre originaria si intravede la parte cilindrica sporgente con una serie di bellissimi beccatelli decorati con motivi tipici dell’epoca. All’interno di questo spazio era presente una grande quantità di detriti e materiale da riporto, riversato in epoca storica. All’esterno del torrione è presente la porta di accesso originaria, anch’essa totalmente colma di materiale da riporto all’avvio dei lavori.
Gli ambienti ora sono perfettamente idonei per ospitare mostre, convegni, incontri, in sinergia anche con le attività previste nel vicino Castello Aragonese.

Chiesa di San Pietro

La Chiesa di San Pietro costituisce una preziosa testimonianza del dominio bizantino in Terra d’Otranto, epoca in cui la città divenne sede metropolitana (nel 968) alle dirette dipendenze della sede patriarcale di Costantinopoli. La sua datazione è stata per lungo tempo oggetto di dibattito tra gli studiosi, ma dall’analisi della struttura, degli affreschi e delle iscrizioni in lingua greca, sembra riconducibile al secondo periodo aureo dell’architettura bizantina che si avviò a partire dal IX-X secolo d.C.. Infatti, la pianta quadrata contiene una croce greca inscritta, titpica di questa fase dell’architettura religiosa bizantina. All’interno, tre piccole navate sono sormontate da una cupola centrale, sorretta da quattro colonne. Nelle tre absidi sul fondo si dispongono gli splendidi affreschi in stile bizantino databili dal X al XVI secolo. Le pitture più antiche sono la Lavanda dei piedi, che raffigura il Cristo nimbato nell’atto di sollevare la gamba di S. Pietro, e L’Ultima Cena. Al XIV secolo sono ascrivibili la Natività, la Pentecoste e l’Anastasis (la Resurrezione), mentre all’ultima fase del XVI secolo la Presentazione al Tempio e altre figure di santi.

Torre Alfonsina e Mura

Si tratta della porta principale della città aragonese, che, collocata in posizione contrapposta al Castello, recuperava probabilmente l’ingresso alla cittadella di epoca medievale e forse anche messapica, come si evince da alcuni resti, inglobati all’interno della galleria, nella zona centrale.

Nella prima configurazione, alla fine del ‘400, risultava composta da due mezze torri affiancate, con la porta al centro ed un percorso per raggiungerla, scoperto superiormente.

Anteriormente era protetta da un rivellino triangolare e da un fossato superabile attraverso un ponte levatoio.

Le due mezze Rondelle hanno caratteristiche simili a quelle angolari del circuito fortificato, come la Duchesca, con una prima parte a parete verticale, oggi nascosta dal riempimento del vecchio fossato (il toro marcapiano infatti è posto al livello del pavimento della piazza), una seconda a scarpa, separata con un toro da una terza porzione a parete verticale, dalla quale sporge il coronamento superiore sorretto da beccatelli e archetti ciechi.

Anche porta Alfonsina, come le altre Rondelle, nella sua configurazione iniziale, di fine ‘400, si presentava con la parte superiore più bassa e definita da merli con feritoie per gli archi e balestre.

Tutto ciò è ancora percepibile osservando le finestrelle esistenti, originariamente vuoti tra due merli consecutivi.

Agli inizi del ‘500, quando si operò la sua sopraelevazione fu coperto lo spazio anteriore tra le due torri con una volta a botte, chiusa in facciata da un arco a tre centri.

Alcune archibugiere a foro tondo denunciano la presenza di ambienti interni un tempo indispensabili per la difesa radente, oggi accessibili solo in una delle due torri.

Sulla facciata principale è presente l’epigrafe “ALFONSINA” che ne attesta la dedica ad Alfonso I , padre di re Ferrante, o al figlio Alfonso II.

Sull’altro lato dell’ingresso è presente una seconda epigrafe che recita SIT VIRGO MATER FORTITUDO MEA (Sia la Vergine Madre la mia fortezza).

Osservando il monumento sembra evidente che alcuni disegni del Codice Magliabechiano del Maestro senese Francesco di Giorgio Martini (1439-1502) siano stati alla base del progetto otrantino. Il Bacile di Castiglione dà notizia dell’esistenza di una iscrizione, posta sull’arco della porta, riportante:

“ FERDINANDUS REX DIVI ALPHONSI FILIUS DIVI FERDINANDI NEPOS ARAGONIUS PORTAS MUROS AC TURRES POST RECEPTUM A TURCIS OPPIDUM SUO REG. STIPENDIO E FUNDAMENTIS FACINDUM CURAVIT ”

– TRADUZIONE:

Re Ferdinando d’Aragona, figlio del divino Alfonso, nipote del divino Ferdinando, dopo aver riconquistato la città dai Turchi, curò la costruzione dalle fondamenta di porte, mura, e torri, con il suo regio stipendio.

Cattedrale di Otranto

La Cattedrale, dedicata a Santa Maria Annunziata, fu elevata nel XII secolo sui precedenti insediamenti di epoca messapica, romana e paleocristiana. Consacrata il primo agosto del 1088 dal Legato Pontificio Roffredo, sotto il papato di Urbano II, è la Cattedrale più grande del Salento. La facciata con due spioventi ai lati e due finestre monofore mostra al centro un rosone rinascimentale fatto rifare dall’Arcivescovo Serafino da Squillace all’indomani della liberazione della Città dal dominio turco, durato 300 giorni dal 1480 al 1481, periodo in cui la Cattedrale fu trasformata in moschea. Di forma basilicale con pianta a croce latina (lunga m. 53 e larga m 25) è divisa in tre navate da 14 colonne marmoree con capitelli, abachi ed echini, su cui si elevano archi, possiede un vasto bema e tre absidi semicircolari. Nel 1482, l’abside di destra fu allargata per creare la Cappella dei Martiri di Otranto. Il tetto è a capriate coperto da un soffitto a cassettoni dorati voluto, insieme ad un trionfale arco barocco ed alla disposizione in sette teche di marmo dei resti dei Santi Martiri di Otranto, dall’Arcivescovo Francesco Maria De Aste. Il pavimento musivo, realizzato tra il 1163 e il 1165, sotto il regno di Guglielmo il Malo, commissionato dall’Arcivescovo Gionata reca la firma del presbitero Pantaleone.

È l’unico pavimento musivo di epoca normanna rimasto integro in Italia e mostra un gigantesco arbor vitae che costituisce una vera e propria summa medievale tradotta in immagini. Al suo interno si possono osservare figure allegoriche come l’Ascensione al cielo di Alessandro Magno o Re Artù, temi dell’Antico Testamento come la Torre di Babele, il Diluvio Universale, Salomone e la Regina di Saba, un calendario medievale, l’Inferno ed il Paradiso. La Cripta (XI sec.) possiede tre absidi semicircolari e quarantotto campate intervallate da oltre settanta elementi tra colonne, semicolonne e pilastri che reggono il transetto della Cattedrale. La particolarità è nella diversità degli elementi di sostegno, provenienti da edifici antichi e altomedievali, dal vario repertorio figurativo. A destra dell’altare vi è l’affresco della Madonna nera Odegitria.

Il mosaico – Commissionato nel 1163 dall’arcivescovo di Otranto Gionata, fu eseguito dal monaco Pantaleone. “Suo intendimento è riprodurre con immagini quanto i suoi confratelli insegnavano e studiavano nel suo Monastero”, scrive don Grazio Gianfreda. “Rivela che Oriente e Occidente sono una distinzione richiesta dal tempo e dalla storia; che non rappresentano lo scontro di due culture, bensì il compendio di una sola cultura che sa conservare la propria identità anche attraverso le mutazioni imposte dagli eventi”. Pantaleone rappresenta il momento storico hydruntino di quegli anni dove convivono due religioni, quella cristiana e quella ebraica, e dove coabitano diverse culture. Il mosaico della cattedrale di Otranto è stato realizzato con delle tessere policrome di calcare locale molto duro. La tendenza di stile è romanica, con alcuni elementi bizantini. L’opera musiva si snoda lungo la navata centrale, le seminavate laterali, l’abside e il presbiterio. Pantaleone ha voluto simboleggiare il dramma dell’uomo nella lotta tra il bene e il male, tra la virtù e il vizio. “Il manto musivo va letto, anzi sfogliato, pagina dopo pagina, accuratamente”, ci dice don Grazio, come se fosse un grande libro di pietra. 

Navata centrale – Svetta un altissimo “albero della vita” sui cui rami si alternano personaggi di ogni tipo: biblici, mitologici, storici, animali, angeli, diavoli, creature mostruose. Quest’albero, nel vecchio Testamento, simboleggiava l’Immortalità di Dio. “Tutto ha origine dall’albero”, scrive ancora don Grazio; “l’albero è la radice, la sorgente di ogni manifestazione di vita”. Qui si possono ben notare re Artù, Caino e Abele, i mesi e lo zodiaco, la Torre di Babele, Diana e il cervo ferito, lo Scacchiere dell’Essere, Alessandro Magno su due grifoni alati, i due grandi elefanti che sorreggono l’albero, e via dicendo.

Presbiterio –  Pantaleone vi ha racchiuso tutta la storia dell’umanità. Per cominciare, si può notare la tentazione nell’Eden di Adamo ed Eva. Si prosegue con la raffigurazione di dieci ruote contenenti del bestiario e, in ultimo, con quattro medaglioni nei quali sono raffigurati la regina di Saba, re Salomone, la Sirena, il Leopardo e l’Ariete.

Abside – L’artista ripercorre, attraverso la sua arte, la storia del profeta Giona. Lungo la parte superiore, poi, sono ritratti la caccia al cinghiale, rappresentante, probabilmente, la lotta tra i cristiani e satana, e Sansone, simbolo del Cristo vittorioso.

Navata destra – Si ripropone un altro albero della vita, chiamato della “Redenzione”. Nella parte superiore, si notano cinque figure, dette i “Giganti”. Si riconosce, poi, Salomone che regge un documento. Andando avanti si nota “il rito del capro emissario per il gran giorno dell’espiazione” (Levitico 16, 5-25). Compaiono, subito dopo, degli animali che incarnano virtù e vizi: la sfinge alata, l’enigma; le arpie, la voracità; il Minotauro, la volgarità; il cinghiale, satana; il lupo, l’eresia. Pantaleone pone il leone androcefalo con la testa rivolta all’insù come guardiano dell’albero.

Navata sinistra – Campeggia un altro albero, detto del “Giudizio universale”, che rappresenta il Cristo giudice. Qui il mosaico si divide in due parti: a destra, il paradiso; a sinistra, l’inferno.

Spiaggie

Gli ombrelloni e i lettini degli stabilimenti balneari occupano gran parte del litorale cittadino, però, poco lontano dal centro e percorrendo il piacevole viale Kennedy si apre la Spiaggia degli Scaloni, spiaggia libera dov’è possibile stende l’asciugamano liberamente. In alternativa bisogna accontentarsi della bassa scogliera che si sviluppa sia nord che a sud del golfo.

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